Centro di educazione subacquea
07/02/12 - 0.59

 

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L'intervista di Marzia Pez .... ma prima due parole su Marzia.

 Marzia Pez è nata a Roma nel 1972 e fin da giovane ha manifestato interesse per la scrittura, la fotografia e la pittura. Nel periodo universitario ha lavorato come barman e la vita notturna ha influenzato la scrittrice per la stesura di un operetta teatrale basata sulle scenette comico-drammatiche che avvengono in un locale notturno. Successivamente ha scritto il suo primo lungo raccontto "NICO" al quale è tutt'ora legata al punto da non  ritenerlo ancora finito.Dopo essersi laureata in legge ha intrapreso con successo la strada del Marketing Management ma la sua vera passione è scrivere così nel 2002 abbandona la carriera manageriale per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Nel 2005 arriva a Carloforte e conosce Maurizio al Tabarka Diving Center, un Centro immersioni che Maurizio divide con la sua socia Ilaria, ed è subito amicizia. Marzia non resiste a fotografarli e ad ascoltare le loro bellissime storie, in particolare quelle di Maurizio. Così, Maurizio racconta e Marzia memorizza...

Nel 2006 esce il suo primo libro, "Libellule" ed è felicità a mille !!

Il romanzo narra di Simona una ragazza che lascia Roma per andare a vivere a Milano, si innamora di Alessandro e tutto sembra filare via liscio come in una favola fino a quando la protagonista scopre che la persona che più ama al mondo.... e il suo amore non appartiene solo a lei. Ritmo frenetico e finale a sorpresa.

 L'intervista fatta a Maurizio da Marzia Pez.



Ciao Maurizio,
volevo farti alcune domande sul tuo amore per il mare.


Qual è stata la tua prima volta? E quando?


Mi auguro che ti riferisca alla prima volta che ho messo la testa sott’acqua.
L’altra prima volta è legata ad un bacio dato ad una ragazzina che aveva la mia stessa età (sei anni circa) della quale ricordo il sapore di mortadella , molto buona.

Ma passiamo alle cose serie, la prima volta della mia vita subacquea è legata ad una cittadina della costa Campana, Sapri, famosa per la sua Spigolatrice.  Spiaggia ghiaiosa che specialmente nei mesi invernali esercitava su di me un fascino incredibile. Avevo 8 anni e mi sentivo attratto da quell’acqua che frangeva su quei sassi levigati  come fossi stato stregato. Ma dovettero passare quasi due anni di lunghe e stressanti richieste prima che mio padre si convincesse a comprarmi la prima maschera sub. Da allora fu un susseguirsi di scoperte e rischi. Ero un’incosciente  poiché non conoscendo le leggi che regolano la subacquea ne facevo di tutti i colori per cercar di rimanere sott’acqua più a lungo possibile. Da un tubo di gomma lungo circa tre metri… ma l’aria non arrivava. La cuffia per evitare quel fastidio agli orecchi… e mi fermo per non dar spunto ad altri atti incoscienti.  Ma per fortuna le scoperte alimentavano altre scoperte e la voglia di saperne di più mi portava ad infilarmi in tutte le attività che vedevano protagonista il mare, i pescatori erano i miei migliori amici ma al tempo stesso poco capivano di subacquea e spesso mi consideravano un esaltato se non un matto. Per fortuna sempre a Sapri incontrai in tempi diversi due personaggi che mi furono di grande aiuto, il primo per non farmi del male il secondo quando avevo ormai 14 anni a farmi conoscere la subacquea con autorespiratore. Alcune cose le ho riportate nella mia presentazione sul sito http://www.angioli.it/ ma ho comunque piacere di ricordare quei due personaggi; il primo fu il Dott. Giovanni Manzione, medico di famiglia, l'altro, quello che mi mise le bombole sulla schiena per la prima volta il Sig. Hermelin, titolare dell'omonima fabbrica di biliardi.

 




Cosa ti ha avvicinato alla subacquea?



Quale sia stata le vera molla che mi ha avvicinato alla subacquea e ha scatenato quella passione che è andata sempre più in crescendo con il passare del tempo penso di non ricordarla. Ricordo invece molto bene di essere andato da ragazzo con mio babbo a vedere il film  “20.000 leghe sotto i mari” e di esserne rimasto estasiato, ma non saprei proprio dirti se quella sia stata una molla. Direi piuttosto che c’è stato un concorso di numerosi tasselli che hanno fatto il mosaico, Negli anni 50 nella baia di San Fruttuoso venne calata una statua in bronzo destinata poi ad essere conosciuta da tutti i subacquei come “Il Cristo degli abissi”, la notizia venne riportata da tutti i giornali e nella mia testa si fece largo l’idea di andarlo a vedere, tra la fine degli anni 50 e gli inizi dei 60 la televisione (ancora in bianco e nero) trasmetteva i documentari di J. Cousteau e la TV dei ragazzi una serie di telefilm dal titolo “Avventure sotto i mari” , sempre in quegli anni iniziarono le pubblicazioni della rivista “Mondo Sommerso” la prima in assoluto ad interessarsi della subacquea e delle scoperte dei siti archeologici sommersi, (altro tassello). Le avventure del batiscafo “Trieste” che raggiunse il fondo della “Fossa delle Marianne”.  E poi conobbi un pescatore, si chiamava Donato, un uomo forte, dalle grandi mani, il volto scavato dalla salsedine , sempre pronto a parlare delle sue avventure marine ma soprattutto pronto ad insegnarti qualcosa; come si facevano i nodi, come si preparavano le reti, come si riconoscevano i pesci, astuzie e segreti di vita quotidiana…. Mamma mia quanti tasselli.





Ricordi la tua prima emozione?



E chi se la scorda !!!  fu al tempo stesso un emozione e uno spavento. Siamo sempre negli anni 60, ultimi giorni di una caldo Settembre, all’epoca la scuola iniziava ai primi di Ottobre e allora fino al giorno prima c’era sempre la possibilità di fare un tuffo. Uscita in barca con mio padre e un suo amico, proprietario della barca, Destinazione capo Palinuro, ci eravamo portati anche le scorte viveri per fare una merenda perché saremmo rientrati nel pomeriggio. L’amico di mio padre, soprannominato “il professore” iniziò poco dopo la partenza a pescare a traina, io non vedevo l’ora che si fermasse per fare un tuffo, il mare sembrava olio da quanto era calmo, io mi trovavo seduto a prua e da tanto che l’acqua era cristallina intravedevo il fondo a volte roccioso a volte coperto dalla posidonia. Finalmente ci fermammo poco prima di capo Palinuro, il professore spense il motore e io capii che finalmente potevo fare il sospirato bagno, mi buttai in acqua e poi chiesi a mio babbo di passarmi la maschera, me la misi e guardai giù….. attimo di panico, emozione, spavento, sotto di me non c’era  niente, solo un baratro di cui non si intravedeva il fondo, un baratro blu nel quale si ficcavano i raggi del sole lasciando scie colorate.  Il cuore mi batteva forte ma l’emozione era così grande che non avevo il coraggio di manifestarla, mi sentivo come sospeso nel vuoto e per quanto galleggiassi avevo paura all’idea che laggiù non ci fosse nulla.  Quella fu senz’altro la prima, ma nel tempo ce ne sono state altre indimenticabili, la più forte di tutte quella di quando portai mio figlio sott’acqua per la prima volta.

Avvenne nel 1982 all’isolotto di Bergeggi, in Liguria, in pochissimi metri d’acqua, lo tenevo vicino a me e lo facevo respirare dal secondo erogatore, gli brillavano gli occhi e per me fu davvero un emozione indimenticabile.




Una curiosità, rammenti il tuo primo istruttore? Come si chiama?






Me li ricordo eccome. Posso dire di averne avuti due. Il primo non era un vero istruttore ma fu il primo a darmi le dritte dell’andar sott’acqua e a mettermi le bombole sulla schiena. L'ho nominato prima, era un uomo in gamba, di lui ricordo solo il cognome, Hermelin, titolare di una fabbrica di biliardi a Milano, ebbe una grandissima pazienza nel sopportarmi.  L’altro istruttore quello che per intenderci mi fece il primo vero corso subacqueo si chiamava Bruno. Di Lui ho solo il ricordo dei massacranti esercizi a cui mi sottoponeva, esercizi molti dei quali ancora oggi ignoro la necessità e l’importanza, ma a quei tempi non c’era scelta e quindi o bere o affogare. Più che un corso per sub sembrava un corso per incursori della Regia Marina Militare, tanto che ricordo bene di un tizio che si buttava dal trampolino, con l’attrezzatura sotto braccio urlando “Avanti Savoia!!!”.  Ti confesso che alla fine di quel corso la mia voglia di continuare si era notevolmente affievolita. E mi si affievolì ancor più quando la settimana successiva al sospirato brevetto fui invitato proprio dal mio istruttore a fare un immersione con lui  nel mare dell’isola di Giannutri, all’inizio mi sentii quasi un eletto, poi…. Te la racconto in breve. Partenza da Firenze alle 4 di una Domenica di fine Maggio (il corso era iniziato a Ottobre !!!) e dopo un viaggio di 5 ore circa arriviamo nelle acque cristalline prospicienti all’isola di Giannutri. Indossiamo le mute, le bombole (si usavano i bibo, due bombole accoppiate da 10 litri caduna) e via a testa in giù lungo una parete rocciosa. Non esistevano i manometri subacquei e il calcolo dell’aria si faceva più o meno a mente, inoltre il profondimetro l’aveva solo  il mio istruttore. Dopo una decina di minuti ci fermammo abbastanza vicini al fondo e il mio istruttore mi disse di guardare verso l’alto, lo spettacolo era bellissimo perché l’acqua era talmente cristallina che si intravedeva la sagoma della barca che ci aveva accompagnati fin lì, ma poi mi fa vedere il profondimetro…… anta metri !!! e praticamente l’immersione era finita, una lunga e lenta risalita, le tappe di decompressione ecc. sulla strada del ritorno lo sciagurato ebbe il coraggio di chiedermi se ero contento dell’immersione, risposi decisamente NO, avevo fatto 10 0re di viaggio per fare poi in definitiva un immersione di 15 minuti. Lo scopo che intendevo raggiungere con il corso appena finito era quello di ottenere un brevetto e una preparazione che mi consentisse di stare il più a lungo sott’acqua senza correre rischi ma soprattutto divertendomi a vedere la vita marina, in quell’immersione non mi ero affatto divertito. Lo ringraziai ma non lo vidi più. Per fortuna però non mi disinnamorai della subacquea e alla fine credo di aver vinto io.



Quando hai deciso che il mare e la subacquea sarebbero stati non un hobby ma il tuo lavoro?






E’ avvenuto molti anni dopo il primo brevetto. Quasi dieci anni, ma nel frattempo non ero stato a guardare. Avevo fatto un sacco di esperienze, la più importante un corso di archeologia subacquea con il CSAS ( Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina) di Vado Ligure, nato dalla volontà del Prof. Lamboglia e portato avanti dalla Professoressa Francisca Pallares. Partecipai come tecnico di gruppo (in altri termini... manovale.) alle ricerche sul relitto di Diano Marina e fui contento di farmi un bel mazzo. Nel frattempo erano diventati famosi i reportage di Folco Quilici e “Sesto Continente “ era diventato un best seller. Mi ero appassionato alla ripresa subacquea e avevo già acquistato due cineprese ( le telecamere non erano ancora alla portata di tutti).  Conobbi un istruttore CMAS (Confederazione Mondiale Attività Sottomarine) il quale mi disse che con le mie conoscenze ed esperienze potevo aspirare alla conquista  del ruolo di Istruttore. La mia risposta fu “ ma sei pazzo! Il solo primo brevetto era stato un supplizio, figuriamoci i successivi livelli ! “ ma lui insiste e mi spiega che il corso da me fatto non ha niente a che fare con gli standard della CMAS e mi lascia tutta la documentazione dove vengono riportati i requisiti minimi degli insegnamenti previsti per arrivare al corso Istruttori. Leggendo quelle informative mi resi conto che il corso da me sopportato non aveva niente a che fare con gli standard internazionali necessari per il conseguimento di un brevetto. Praticamente ero stato semplicemente sottoposto ad una serie di esercizi frutto della fantasia di uno sparuto gruppo di Istruttori provenienti dalla formazione militare che poco aveva a che fare con la subacquea ricreativa. Ma per fortuna mi si aprì la mente e iniziai la mia ricerca. Arrivai fino ad Antibes dove, in più tappe, conseguii i necessari brevetti ed il grado di Istruttore. Solo allora mi resi conto che fare l’istruttore subacqueo sarebbe stata la mia missione, già una missione, perché trasmettere la propria passione e il proprio amore per il mare per me non è solo un lavoro ma una missione, specie quando si tratta di sensibilizzare il rispetto dell’ambiente delle specie e della vita marina in genere. E ti posso garantire che quando vedo qualcosa che non va divento cattivo.. ma cattivo davvero.



Con il mare è sempre stato amore, o hai avuto momenti di crisi?






L’more c’è sempre stato, ma ci sono stati anche i momenti di crisi. I peggiori nel periodo precedente alla separazione da  mia moglie, è stato un periodo buio, e quando si dice che la sfortuna non arriva mai da sola… allo stesso tempo c’era mio padre che non stava bene, erano giorni in cui mi mettevo in discussione e non sapevo più dove battere la testa o se preferisci “ che pesci prendere” . Mio padre mi lasciò nell’Agosto del ’92 e allora, pur avendo l’affetto e la vicinanza di mio figlio, mi sentii quasi veramente solo, per un momento il mondo mi crollò addosso.  Ma il mare era sempre lì ad aspettarmi, come il porto per il marinaio, un rifugio sicuro.



Ti sei immerso in tanti mari. Tutti molto diversi?  Qual è quello del quale senti spesso il richiamo?





Si è vero, ho avuto la fortuna di immergermi in tanti mari e tutti diversi fra loro, Le esperienze più lunghe, oltre a quelle dell’area Mediterranea, quelle dell’oceano Indiano alle Maldive e quelle dell’Indo Pacifico in Indonesia. Non è facile fare una scelta perché per le loro caratteristiche, pur così tanto diverse,  sono tutti mari pieni di un loro fascino particolare; tuttavia il mare del quale sono rimasto più innamorato è l’oceano Indiano delle Maldive. Alle Maldive ci sono tornato anche recentemente e come spesso dico….. alle Maldive ci tornerei anche a nuoto.




Qual è il momento che preferisci nell’immersione?





E’ necessario fare un distinguo, fra l’immersione che faccio per il mio piacere e quella che faccio invece per lavoro, come istruttore o come accompagnatore. Nel primo caso il momento più bello è il momento in cui inizia la discesa, Spesso mi lascio cadere lentamente come fossi appeso ad un paracadute, è un momento unico, e poi se ci pensi bene, hai ancora tutta l’immersione da godere, hai ancora tanta aria da consumare.  Ti muovi più liberamente, sai che il primo controllo lo farai fra circa un quarto d’ora. Ti occupi solo di dare un’occhiata al compagno d’immersione ma poi te la godi e basta. Il magone ti viene quando cominci a vedere che il manometro ti segna che sei arrivato alle 70 atmosfere e allora capisci che devi prendere la via del ritorno… che peccato. Nel secondo caso, invece, devi avere gli occhi anche sotto le pinne, devi costantemente avere il controllo della situazione, controllare la scorta d’aria di ciascun componente il gruppo, fare attenzione che non vadano “everibody per i cazzi loro” , che non si caccino in qualche guaio, che non si facciano male, che rispettino l’ambiente e i pesci, alla presenza di corrente e come gira, agli incoscienti che ti passano sulla testa fregandosene delle segnalazioni che hai messo e della barca che ti assiste……….  l’immersione tu praticamente non la fai e la tua contentezza deriva solo dalla contentezza dei tuoi clienti; i momenti che preferisci sono quelli quando li vedi tranquilli e rilassati, quelli in cui puoi aiutarli a farli osservare qualcosa di bello, qualcosa che il tuo occhio allenato ha visto prima di loro. La massima soddisfazione la raggiungi a fine immersione quando li vedi sorridenti, quando li senti raccontare delle cose che hanno visto, delle foto che hanno fatto  e ti ringraziano per la bella immersione. 



Chi è il tuo compagno preferito durante l’immersione: il mare, i pesci, il tuo compagno, la luce,la profondità, te stesso, ecc.. (non vale rispondere tutti)

 



Il solito gruppo fatto dai soliti tre, io, Maurizio e l’Angioli. Li conosci vero?






Cosa faresti se non fossi un subacqueo?





Più che dirti cosa farei ti dico cosa mi piacerebbe fare. L’astronauta ! Tanti anni fa lo dissi a mio padre, la sua reazione fu “ già non capisco che lavoro sia fare il subacqueo,  ma fare qualcosa con i piedi per terra proprio non ti piace? “. Il mio era un grande babbo !!!.

 

 

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